martedì 3 aprile 2012

Amare: un giorno si e un giorno non più.




Il tempo passava, e di lui non riceveva più alcuna notizia.
O almeno non da parte sua.
Si, continuava a guardarlo dall'altra parte della strada, mentre con i suoi amici si allenava a calcetto.
Aveva sempre amato il suo vantarsi di essere bravo in quello sport, che lei ora tanto odiava.
Si, si erano conosciuti esattamente in quel modo, una partita di calcio.
No, lei non amava giocava; era negata nella maggiore parte di tutti gli sport che prevedessero l'uso della palla.
Erano passati ormai tre mesi dall'ultima volta che le aveva rivolto la parola; un messaggio in segreteria, per la precisione.
" Credo che non siamo fatti per stare più insieme. Forse non lo siamo mai stati. Mi spiace. Sappi che ti auguro il meglio, perché te lo meriti."
Ecco ben cinque anni, tre mesi e dodici giorni buttati nel cesso.
Gabrielle amava il gelato alla menta con scaglie di cioccolato al latte, ma ora non ne avrebbe mangiato neanche un cucchiaio.
Era dimagrita. Non mangiava, se non quel poco che la madre le implorava di ingurgitare.
Lei non lo sapeva, ma di notte si alzava, e gettava tutto nel cesso. Proprio come i suoi anni con Dave.
Cinquantadue sms e ventitre messaggi in segreteria, ma lui non aveva mai risposto.
Tutta colpa di quell'altra. Ormai Dave era suo.
Casa vuota. Musica così alta da far tremare la cristalleria della mamma. Bagno caldo.
Si guardava allo specchio, e voltandosi era in grado di contare le vertebre, una ad una, e questo le faceva profondamente schifo.
Gabrielle si era sempre chiesta se le lacrime, un giorno, avessero cessato di scendere e rigarle il viso.
Forse, non sarebbe mai successo.
Si immerse in acqua, era calda.
Fosse bastata una spugna, per togliersi la colpa dal suo corpo, beh, l'avrebbe fatto.
Si alzò, afferrò l'accappatoio e per sbaglio, scivolando, fece cascare il portasapone, che si frantumò.
Decise di ritornare in acqua, dopo aver afferrato i cocci di vetro.
Il pezzo di vetro le faceva il solletico, e lei rideva. Rideva forte.
Tutto d'un tratto, il silenzio.
Abbassò il capo verso l'acqua. Era rossa.
Sorrise. Poi scoppiò in lacrime.

Momenti che non dimenticheresti mai.




Era quell'album la fonte del suo sorriso, quel dì.
L'aveva trovato in soffitta, in un vecchio scatolone, per la precisione.
Dopo aver traslocato dalla vecchia casa, erano rimaste molte cose a cui trovare una sistemazione, e l'album era una di quelle.Dal momento in cui toccò appena la copertina, Annie capì che non avrebbe potuto riporlo di nuovo esattamente dove l'aveva trovato; l'avrebbe conservato come avrebbe fatto Scrat con la sua ghianda (Evitando di perderlo, s'intende).
C'era ciò che ad Annie stava più a cuore, in quelle foto; la sua infanzia.
Lì si vedeva intenta a correre, saltare, sorridere e spegnere candeline su torte che mostravano anni che non sarebbero tornati più.
Ma ad Annie non importava poi chissà quanto; aveva appena 20 anni, ed era proprio da quel numero che voleva iniziare a vivere.
Quella bambina spensierata, il cui unico problema erano le ginocchia sbucciate o un gelato cascato in terra.
Pensò, per un attimo, a quanto fosse bello, dopotutto, essere bambini.

giovedì 8 marzo 2012

Il tempo passa... e spesso non ce ne accorgiamo.



Da bambini si perde tempo ad immaginare come potrebbe mai essere il proprio futuro.
C'è chi vuol diventare dottore, architetto, popstar o musicista, chi vuole diventare prete o addirittura chi vorrebbe SOLTANTO aiutare l'umanità ed eliminare guerre e carestie.
Quando poi quei bambini si rendono conto di quanto è difficile costruirsi un futuro, ecco che il mondo gli crolla addosso; peccato che nel frattempo sono fin troppo cresciuti per trovare un sogno alternativo ed immaginare ancora ed ancora...
Ti ritrovi ad aspettare i 18 anni come se fossero gli anni più belli della vita, e poi con broncio deluso, ci si rende conto che in realtà non è altro che un numero, un numero dal quale iniziano le difficoltà della vita.
Finisce la scuola, finiscono i giochi ed i sogni da bambino ed inizia la strada in salita.
Ed è quando incontri ragazzini che ti dicono che stanno per compiere 18 anni, che ti senti terribilmente vintage.
Inizi a pensare che forse non hai goduto appieno di quell'età che ormai ti porti dietro, quei numeri che tendono a crescere e mai a diminuire.
Ti senti vecchio.
E sai per certo, che ogni anno che passerà, sarà sempre peggio.
Perché per un attimo ti fermi a pensare e ti accorgi... che non sei più un adolescente.

mercoledì 22 febbraio 2012

I Need a Reboot.



Eh si, era da tanto che non scrivevo, e a quanto pare ritorno con un altro post deprimente.
E' un periodo in cui se qualcuno mi chiede come sto, fingo e esordisco con risposte positive, quando in realtà vorrei tanto esplodere e mandare a quel paese ogni singolo essere vivente di questo fottuto pianeta.
Un motivo apparente? Non c'è. Ed è quello il problema.
Sebbene io non abbia un reale motivo che mi spinge a queste vere e proprie crisi.
Ah, ovvio! Cosa credevate che le mie crisi, siano scritte? Naaah. Trovo il coraggio di scrivere dopo settimane di pianti.
Ovviamente alterno le lacrime alle risate ( spesso finte o programmate).
Sono stufo, veramente avrei bisogno di un reboot, qualcosa che mi spinga a cercare nuovi orizzonti.
Necessito di imput, che al momento non ci sono, e non mi fido.
Si, non mi fido più di nessuno, non credo in nessuna parola mi venga detta, anche la più profonda, e mi faccio schifo per questo.
Una persona prima di uscire dalla mia vita  disse che ciò che mi aspettava sarebbe stata la solitudine e che prima o poi sarei rimasto SOLO come un cane; beh, forse la sua maledizione sta facendo il suo corso.
Facebook è la rovina di tutti noi, mette rabbia, ansia, nervoso, incazzo.
E' il veleno della società di internet e sono stufo anche di tutte quelle sdolcinerie o della SEMPLICE falsità che circola.
Gli amici veri poi, non sempre aiutano. Ma quello è un altro discorso.
No, non piango ora solo perché ho Noemi che mi canta nelle orecchie.
Dopotutto, qualsiasi cosa noi diciamo, ascoltiamo, SONO SOLO PAROLE.

E' uno schifo; tutto ciò che mi circonda lo è.